Non mi sono avvicinata al mondo yoga casualmente. Vivevo un periodo di grandi tensioni, in cui corpo e mente viaggiavano su binari paralleli con inevitabili black out emotivi e fisici, chiari segnali di come fosse indispensabile cambiare rotta. Il mio change è arrivato con l’opportunità di prendere parte ad una vacanza yoga. L’approccio iniziale, curioso, è stato soft: avvicinarsi a questa pratica progressivamente mi ha permesso di capire se la sentissi nelle mie corde, quali ricadute avesse nel mio vissuto anche se lontano dalla quotidianità, quali sensazioni provocasse in me. La presenza di altre persone che volevano sperimentare e sperimentarsi – lasciando però spazio anche al puro piacere del viaggio – è stato un cuscinetto prezioso per cominciare un percorso di risveglio dal torpore.
Dalla vacanza-yoga al retreat il passo è stato breve, ma ragionato. Essendo molto più focalizzata sulla pratica, spesso one to one, questa soluzione è stata la naturale evoluzione del mio itinerario di ricerca personale, di connessione con me stessa, di riappropriazione di quell’armonia tra anima-corpo di cui ero da tempo orfana. Un retreat yoga rappresenta una opportunità concreta di staccare la spina imparando ad ascoltarsi, dimenticando il “rumore” esterno e ridisegnando i propri spazi e i propri tempi. Un’esperienza ad alto tasso di coinvolgimento emotivo che richiede mente sgombra per cogliere tutti i segnali e gli input provenienti dal nostro conscio-inconscio. Ma i benefici che offre vanno anche oltre e parlano la lingua del puro benessere, complice lo sblocco delle energie, la revisione delle abitudini di vita – dall’alimentazione al sonno – e l’incontro con persone affini alla propria sensibilità. A distanza di molti anni da quella prima vacanza molta strada è stata fatta e molte rivoluzioni sono state intraprese: lo yoga, che ne è stato l’iniziatore e il detonatore, è oggi un partner fedele.

“Mi sono spesso trovata con una valigia da preparare, un cambiamento radicale da affrontare, una nuova dimensione da trovare. Mutamenti di vita e di prospettive da gestire che mi hanno condotto alla mia metamorfosi più autentica: fare dell’esperienza di viaggio una professione.