Ho recentemente letto un interessantissimo articolo di Marco Ferrini, Filosofo, ricercatore e guida spirituale.
Nell’articolo parla di coerenza e yoga, ma la riflessione credo possa valere per qualsiasi altra disciplina. La coerenza è la forza di qualunque insegnamento. Se si vuole dare potere alla parola e renderla creatrice, cioè capace di portare cambiamento in sé e negli altri, ci si deve comportare in modo coerente con ciò che si afferma.
Esiste un equivoco piuttosto diffuso nel mondo olistico: l’idea che si possa fare un autentico lavoro su sé stessi senza la rigorosa coerenza.
E per essere coerenti è necessario “mettere la testa fuori dal tappetino” e fuori dalla piccola sala dove si lavora e portare il lavoro fatto nella vita quotidiana.
La vera crescita comincia quando ci si immerge nel mondo, nella quotidianità caotica, densa di difficoltà grandi o piccole che è la vita. Il tappetino yoga o la pratica di qualunque altra attività, non devono essere considerate come un fortino , un non luogo dove alienarsi dalla realtà, ma un mezzo che ci aiuti a sperimentare l’unione con sé stessi, con gli altri, con la Vita, con Dio, nel quotidiano e nel rapporto non sempre facile con gli altri. In famiglia, sul lavoro, nella scuola.
La pratica ci può aiutare a crearci delle competenze interiori che ci rendano più forti e capaci di agire nel mondo. A volte possono essere anche un momento per riprendere il fiato, purificare il corpo e la mente, per centrarci, rilassarci, avere maggiore consapevolezza, ma non deve essere un momento di fuga. Questo è lo scopo dei ritiri yoga, delle cure ayurvediche, delle vacanze olistiche che noi proponiamo. Non un momento di fuga, ma un momento di apprendimento di strumenti per affrontare la vita.
Ferrini scrive “ L’autentico yogi è colui che, avendo conosciuto in profondità sé stesso, decide di uscire dagli ambienti confortevoli, protetti e sileziosi di chiese, mandir, templi, sinagoghe, moschee, per scendere dal suo lindo tappetino e andare nelle strade a portare il suo specifico, speciale contributo: aiutare gli altri a conoscere sé stessi (come qualcuno in precedenza ha aiutato lui), realizzando la propria esperienza spirituale, quel puro Amore che ogni essere ha nel cuore”.
E credo che questa riflessione, possa essere considerata valida per qualsiasi disciplina si pratichi e qualsiasi credo cui si aderisca.

“Mi sono spesso trovata con una valigia da preparare, un cambiamento radicale da affrontare, una nuova dimensione da trovare. Mutamenti di vita e di prospettive da gestire che mi hanno condotto alla mia metamorfosi più autentica: fare dell’esperienza di viaggio una professione.