E’ l’India il luogo dove l’anima trova dimora e il cuore la pace. E’ qui che si può entrare in contatto con la parte più remota di sé stessi, connettendosi con le vibrazioni dello spirito ed unendosi alle proprie forze vitali. La sintonia tra volontà, pensiero e sentimento conduce verso stati di coscienza più elevati che fanno del raggiungimento dell’Io più profondo la loro meta. Un itinerario di consapevolezza che qualche tempo fa, con i nostri partner indiani, abbiamo tradotto nel “Sentiero del Buddha”, pellegrinaggio nell’India del nord attraverso i luoghi che hanno accompagnato il principe Siddharta nel suo percorso di vita. Lumbini (la nascita), Bodh Gaya (Risveglio), Sarnath (prima predicazione) e Kusinagar (la “definitiva scomparsa” o pari- Nirvana). Questi luoghi sono i quattro principali luoghi di pellegrinaggio che ogni buddista ha a cuore di visitare. Gli altri quattro luoghi di importanza, ricordano gli eventi “miracolosi” che si sono verificati durante la predicazione della vita del Buddha, da nord-ovest a sud-est: Sāmkāsya (la discesa dai cieli Tusita), Sravasti (il gran prodigio magico) Vaisali ( l’offerta della scimmia) e Rājagṛha (la sottomissione dell’elefante furioso). In tutte queste città, in particolare a Bodhgaya, sono i numerosi templi costruiti dalle comunità buddiste del mondo. Templi thailandesi, giapponesi, tibetani che si fondono insieme creando una città unica. E’ magico incrociare ad ogni momento della giornata, migliaia di pellegrini da tutto il mondo, di ogni provenienza, che sgranano i loro rosari cantando inni. Fedeli dello Sri Lanka in bianco, monaci thailandesi in zafferano, monaci giapponesi in nero, occidentali vestiti di mille colori. Che si sia buddisti o meno, sono luoghi di magia, e il percorso rappresenta un’esperienza altamente toccante che va ben oltre la grandiosa bellezza dei luoghi.
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“Mi sono spesso trovata con una valigia da preparare, un cambiamento radicale da affrontare, una nuova dimensione da trovare. Mutamenti di vita e di prospettive da gestire che mi hanno condotto alla mia metamorfosi più autentica: fare dell’esperienza di viaggio una professione.