Ho compreso il senso profondo de “L’Alchimista” di Coelho (“L’universo intero cospira la riuscita di colui il quale sta compiendo la sua leggenda personale”), dopo aver letto Jèrome Bourgine. In un suo articolo per la rivista francese “Inexploré”, l’autore raccontava come il viaggio, nella sua essenza più pura di “andare”, sia una iniziazione alla vita, un acceleratore dell’esistenza, una opportunità di abbandonare vissuti che hanno fatto il loro tempo per aprire nuove opportunità. Di crescita, di incontri, di consapevolezza. Ma anche di sperimentazione. Nel viaggio ci si mette in gioco, ci si confronta con i propri limiti e si scoprono le proprie forze. Un percorso di acquisizioni interiori che ha riflessi sul mondo che ci circonda, sui rapporti che si inanellano, sui desideri inespressi.
A scandirlo sono emozioni estreme che parlano di paura e di gioia, di tristezza e di entusiasmo, di odio e amore. Muovendosi si “esce” da quanto offre sicurezza per approcciare lo “sconosciuto” e il “diverso da sé” che, proprio perché non noto, spaventa e frena. Partendo si spostano i propri confini e ci si confronta con situazioni inusuali, temendo di non saperle gestire o disinnescare se emotivamente troppo pregnanti. Viaggiare significa aprirsi all’altro, fidandosi e affidandosi. Niente di più complesso in un mondo che ci ha insegnato l’individualismo e che professa la diffidenza a forma di sopravvivenza. Eppure, in tanti anni di viaggi, ho trovato più persone pronte ad aiutarmi e sostenermi che a limitarmi o a creare ostacoli quando ero lontana dal mio Paese. Anche il mio approccio, però, era ed è diverso.
Gli addetti ai lavori lo etichettano come “effetto specchio” (noi viviamo ciò che proiettiamo nel mondo), personalmente l’ho ribattezzato “effetto resilienza”: non sono gli avvenimenti a contare, ma il modo in cui noi reagiamo nell’affrontarli facendone dei trampolini per saltare verso l’alto e non per cadere. Un approccio leggero e disponibile permette di trasformare piccole difficoltà e imprevisti in opportunità inattese capaci di aprire prospettive impensate. Il viaggio è un amplificatore di questa condizione che fa dell’ascolto la sua premessa. Dal prestare attenzione a sé, agli altri, ai messaggi che arrivano dal mondo si ricavano infatti indicazioni utili per orientare il nostro cammino identificando quegli “agenti del destino” che, come dice Coelho, “cospirano per la riuscita di colui il quale sta compiendo la sua leggenda personale”.
Una leggenda che richiede un bagno di consapevolezza e di umiltà e che comprende il valore del “qui ed ora” per godere appieno della magia della vita. Essere nel presente significa connettersi pienamente con sé stessi percependo nitidamente i segnali che il nostro corpo-mente-anima ci inviano. In viaggio, con lo spirito libero e svincolato dalle costrizioni del quotidiano, ogni percezione emerge (più) chiara e l’incontro con la propria anima si svela un passo dopo l’altro. Ecco a cosa ci invita il viaggio: a conoscerne i misteri e le profondità.

“Mi sono spesso trovata con una valigia da preparare, un cambiamento radicale da affrontare, una nuova dimensione da trovare. Mutamenti di vita e di prospettive da gestire che mi hanno condotto alla mia metamorfosi più autentica: fare dell’esperienza di viaggio una professione.