Mi chiamo Raffaella, ho 42 anni e la mia vita è fatta di “rumore”: mi occupo di comunicazione e il contatto con le persone, il confronto con le loro problematiche e la gestione dei conflitti sono il mio pane quotidiano. Un lavoro che amo ma snervante. Dopo 2 anni di non stop avevo bisogno di silenzio, nessuna voce di “altri”, solo la mia, zittita da tempo. Per ascoltarsi ce ne vuol ed io non ne avevo. Ho scoperto My Ideal Traveling leggendo su una pubblicazione femminile di ayurveda: contattare Monica è stato istantaneo. Ricordo ancora la nostra telefonata, fondamentale per identificare quello di cui davvero avevo bisogno per recuperarmi: sconnettermi da tutto. La sua proposta è arrivata il giorno dopo: mi avrebbe spedito in Umbria all’Eremito, dove telefono e televisione sono bandite, il wi-fi sconosciuto e la musica ammessa è quella dei canti gregoriani. Se silenzio deve essere che lo sia sino infondo (ho pensato). L’iniziale entusiasmo legato alla “non reperibilità” ha dovuto fare i conti con il terrore di non essere raggiungibile. Un cane che si morde la coda e che mi ha da subito messo con le spalle al muro. Ero davvero capace di isolarmi? Potevo sostenere la solitudine? Ci ho provato e credo sia stata l’esperienza più potente che abbia mai vissuto. Il mio laptop è rimasto in valigia insieme a Ipod e Ipad sostituiti da orde di libri e a pensieri che tornavano a prendere forma nella mente con gioia per poi disegnarsi su pagine bianche cariche di speranza. Ho passato tempo con me stessa e ho lasciato che a scandire le mie giornate fossero cene senza parole ma annaffiate da cucina vegetariana, serate illuminate da candele, lunghe passeggiate tra le colline alla scoperta di piante e fiori di cui non avevo memoria e pause dedicate al bagno turco o all’idromassaggio (una coccola di lusso). All’Eremito ho toccato con mano l’energia – della natura, del silenzio e mia – e al rientro tutto era più chiaro, luminoso, centrato. Lo rifarei? Sicuramente perché questo soggiorno, a pochi passi da casa, mi ha insegnato quello che non avevo ancora imparato appieno: non avere paura di stare con me stessa, lontana da quanto mi sono sempre illusa fosse “sicuro”. La forza è davvero questa e l’ho scoperto viaggiando.

“Mi sono spesso trovata con una valigia da preparare, un cambiamento radicale da affrontare, una nuova dimensione da trovare. Mutamenti di vita e di prospettive da gestire che mi hanno condotto alla mia metamorfosi più autentica: fare dell’esperienza di viaggio una professione.